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mercoledì, 19 agosto 2009

The haunt of fear, EC Comics

the-haunt-of-fear-1-cover340The haunt of Fear compose insieme a Tales of the Crypt e The vault of Horror il trittico di riviste horror a fumetti del'editore EC Comics, casa editoriale di William Gaines, divenuta poi famosa per la dura repressione e censura che subì a metà degli anni cinquanta, quando questi fumetti furono accusati di corrompere la sana gioventù americana. Di questo ho già parlato nella presentazione di Tales from the Crypt. Ora vi voglio parlare di The Haunt of Fear, che ho potuto leggere grazie al grande lavoro di pubblicazione che sta facendo in Italia la 001 Edizioni, non tanto per la questione della censura ma per segnalare la altissima qualità delle storie che vi sono contenute. Due in particolare mi hanno colpito. La prima è una storia scritta e disegnata da Harvey Kurtzman e si intitola "Terrore televisivo". In questa storia seguiamo un cronista televisivo e uno spiritista all'interno di una casa abbandonata e infestata. Il tutto in diretta televisiva! Cosa accade dentro lo casa ve lo lascio immaginare, vi garantisco solo che il finale è veramente da brividi. Questa storia, breve, dura solo poche pagine come nello stile della casa editrice, dimostra tutto il genio di Harvey Kurtzman, la sua grande capacità di intercettare e interpretare i punti vitali del momento storico che stava vivendo, anticipando così, e non di poco, le future mode ed evoluzioni dell'ideologia e della società. Il richiamo infatti a film horror come The blair witch project o a programmi tv come il Grande Fratello, che manda in diretta l'horror vacui della nostra contemporaneità, è immediato.
L'altra storia è di interesse più filologico e si intitola "L'orrore sotto le strade". In questa storia Al Fieldstein narra le origini dei tre anfitrioni delle serie orrorifiche della EC Comics, cioè della Vecchia Strega, del Custode della cripta e del Custode del sepolcro. O meglio, questa storia ci racconta come, in modo del tutto originale, questi tre loschi figuri abbiano avuto un contratto dalla casa editrice che assicurasse a ciascuno di loro una propria rivista a fumetti!! Se non è puro genio questo...
Ad ogni modo. Anche il resto della serie è di altissima qualità. Vi ritroviamo infatti tutti quei grandi artisti che che, insieme ai già citati Harvey Kurtzman e Al Fieldstein, hanno fatto la fortuna di queste riviste. Nomi come Graham Ingels, Wally Wood, Jack Kamen, Jhonny Craig, Jack Davis. Nomi che imparerete ad amare e rispettare se deciderete di seguire la vecchia strega nel suo antro della paura.
postato da: iljiovic alle ore 19:07 | link | commenti (1)
categorie: fumetti
domenica, 09 agosto 2009

The big bang theory, USA 2007

big_bang_theory The big bang theory è l'ultima creazione di Chuck Lorre, produttore ollivudiano da noi sconosciuto ma ormai affermato in patria. Qualcuno qua forse lo ricorda come produttore di Dharma&Greg, meravigliosa sit-com di cui dovremo un giorno parlare più estesamente. Intanto però parliamo di Big Bang theory, sbarcata un annetto fa anche in terra italica (ma solo sul satellite). L'assunto di base su cui si basa la serie è la solita contrapposizione tra il secchione e la bionda. Tema trito e ritrito, visto in tutte le salse e che sembrava ormai non avere più nulla da dire. Se non fosse che i creatori di questa serie un giorno ebbero un'idea geniale. "Facciamo" dissero" una serie dove i secchioni non siano tanto una caricatura da buttare al macello, per essere tritata e derisa da tutti, ma piuttosto i protagonisti. Insomma, una serie nerd, per i nerd, fatta da nerd" Et voilà, ecco a voi The big bang theory! Ed ecco perchè si può dire tranquillamente che la serie è pianamente riuscita. Il suo successo è ormai cosa assodata (almeno all'estero).
Il tutto ovviamente per funzionare ha bisogno di almeno un paio di trucchetti. Intanto non un secchione solo ma ben quattro, in modo da mettere davvero in scena la vita sociale dei nerd, rivelandone le vette ma anche gli oscuri abissi. E poi riempire i testi di citazioni nerdose, fare costante riferimento ai fumetti, alla fisica quantistica, ai videogiochi, all'informatica. Bastano questi due accorgimenti, più la bionda, per fare centro e guadagnarsi il seguito di tutti gli sfigati del mondo. Ecco forse l'unico difetto che ha questa serie, se vogliamo chiamarlo difetto, è che, pur essendo ben scritta, resta alla fine un prodotto di nicchia. Difficile ridere alle battute di Sheldon, che è forse il personaggio più riuscito, se non si conosce Lanterna Verde e il suo cosmico anello del potere, o Halo o Battlestar Galactica. Resta comunque un ottimo prodotto, ben fatto e con attori capaci, alcuni davvero superlativi, in grado di dare ottime soddisfazioni e buon divertimento ad un pubblico che forse fin'ora non si era mai sentito rappresentato in modo così fedele.
postato da: iljiovic alle ore 21:50 | link | commenti
categorie: serial
domenica, 12 aprile 2009

Daria, Mtv 1997

z184071035Cosa sia successo nei piani alti di Mtv in quel lontanto 1996 non ci è dato saperlo. Sicuramente però, qualcosa di strano accadde e i capoccia si distrassero mentre qualcuno inseriva nel palinsesto dell'emittente televisiva più commerciale e modaiola dell'universo Daria. Un cartone intelligente. E americano. Non può essere che figlio di una svista, che un errore!  Certo un errore che durò ben cinque stagioni e due lungometraggi, però pur sempre un errore, che infatti non si è più ripetuto. Comunque sono abbastanza certo che sulla definizione di errore anche Daria sarebbe d'accordo. Del resto nasce tutto da li. Daria è una ragazzina troppo intelligente e sensibile per vivere nella provincia suuburbana americana, tutta casette a schiera e centri commerciali. E soprattutto per passare indenne gli anni delle superiori, dove regnano incontrastati il peggior conformismo, il football e le cheerleader. Figlia della tipica famiglia sclerotizzata piccolo borghese, Daria ha come contraltare idelae sua sorella Quinn, vicepresidente dell'ormai leggendario Club della moda. In tutto quello che fa di Quinn la ragazza perfetta Daria ne è l'esatto opposto, quindi la ragazza sbagliata per eccellenza. Per fortuna però Daria non è sola e trova parziale rifugio nell'amicizia con l'artista Jane, anche lei altro alieno nel panorama desolato di Lawndale. Le due amiche condividonono tutto, ma sopra ad ogni altra cosa il disprezzo e l'insofferenza per l'insopportabile vacuità del conformismo imperante. Cosa che sfocia regolarmente in acide e irresistibili battute sarcastiche. E' infatti il sarcasmo la cifra stilistica di questo cartone, che prende di mira tutti i clichè della tipica american way of life.
Certo tutti i personaggi sono macchiette esasperate dei caratteri tipici della cultura americana, a partire dal giocatore di football e dalla sua fidanzata cheerleader fino ai genitori di Daria, una coppia di piccoli borghesi ex-hippie oggi nevrotici carrieristi in giacca e cravatta (e tailleur). Questo non solo non toglie nulla al divertimento che la serie offre ma anzi lo accentua ancora di più, dando una carica eversiva ed esplosiva alle situazioni messe così in scena con cristalina nettezza.
Sono tanti i motivi per venerare e guardare e riguardare questa serie ma ne citerò solo un paio. Uno, nell'alienazione di Daria e nella sua insofferenza si può riconoscere il sentimento di ogni adolescente che viva nella società industriale avanzata, e a cui funzionino ancora almeno un paio di neuroni. Due, Daria credo sia l'unico cartone al mondo che si è permesso il lusso di fare il nome di Troskji (!!). E ho detto tutto.

Dove si trova: Daria, a differenza che nei paesi civilizzati, non è mai stato pubblicato in Italia da quegli stronzi di Mtv. Però adesso un anonimo Louis83 (lode a lui!) sta facendo un grande lavoro di propagazione sulle reti p2p. Quindi scaricate abbestia!
postato da: iljiovic alle ore 22:15 | link | commenti
categorie: anime
sabato, 11 aprile 2009

I know you fine, but how you doin', The gories,

the goriesColgo l'occasione della notizia dell'imminente reunion dei Gories, e del relativo minitour che li porterà a fare due date anche in Italia, per parlarvi del loro disco più bello, quel "I know you fine, but how you doin" che ha fatto la Storia del rock'n'roll, assestandole un bel cartone nei denti.
E' bene dire però che questo disco ha un'importanza fondamentale, non solo per il genere garage, ma anche per la mia storia personale. Quando infatti mi capitò tra le mani era un periodo un po' di merda, dal punto di vista musicale. Ascoltavo un sacco di dischi ma senza mai entusiasmarmi, senza mai che qualcuno mi conquistasse nelle viscere. Si sono tutti belli, sono tutti bravi, ma dal prima la dopo, nulla è cambiato.
Ma con loro, con i Gories non è stato così. Per niente. I Gories, con questo disco, travolgono ogni cosa e lasciano dietro di sè solo macerie e disctruzione. Che, poi, è esattamente quello che dovrebbe fare il rock'n'roll. Sempre.
Il brano che apre il disco mette subito le carte in tavola. "Hey hey, we're the gories" è l'inno punk adolescenziale per eccellenza. L'inno che ogni banda di scavezzacollo vorrebe intonare mentre cammina per la via principale del proprio sfigatissimo paesello. Poi viene "You make it move" e tutto diventa chiaro e cristallino. Sappiamo chi sono e sappiamo cosa vogliono. Ed è ormai chiaro anche come lo fanno. Batteria e due chitarre. Poche balle e zero ammenicoli. Non c'è tecnica che tenga, qua conta solo il ritmo e l'inquetudine che muove gli animi. E i culi. Tutto qua. Queste sono le radici, ma non solo del rock'n'roll, della musica tutta. Un rito dionisiaco e catartico che ha il solo scopo di ricordarti che non sei niente e niente sarai mai. Ci sono solo le illusioni dell'idelogia, alla quale comunque non si può soccombere. Non vale la pena arrendersi.
Il disco prosegue poi con una serie di colpi da manuale, due dei quali non si possono non citare. E sono "Early in the mornig", blue viscerale e spaccaculi, che nella sua disrmante semplicità ricorda a tutti quelli che hanno perso la retta via che cosa deve essere il blues. E poi "Nitrogliceryne", che già dal titolo non avrebbe bisogno dii altri presentazioni. Comunque, il singolo esplosivo del disco. Quello che non ti togli più dalla testa e continua a farti saltellare, almeno dentro, anche mentre sei al lavoro.
Per concludere, disco imperdibile e che, se non lo si è già fatto, bisogna assolutamente scoprire prima che i tre pazzi di detroit varchino i nostri italici confini.

Dove si trova: potete spulciare i mercatini dell'usato, oppure affidarvi al buon vecchio mulo.
postato da: iljiovic alle ore 21:25 | link | commenti (1)
categorie: musica
sabato, 24 gennaio 2009

Samurai Champloo, 2004

Samurai Champloo è una storia di conflitti e di contrasti. A partire dal titolo, con quel champloo che è un'occidentalizzazione del termine giapponese champuru, ovvero miscuglio, accozzaglia, intruglio. La ricetta di questo anime è semplice, anche se non del tutto originale, ma comunque riuscita, e il risultato è decisamente gustoso. Il merito è sicuramente dello chef, Shinichirō Watanabe, già apprezzato autore di Cowboy Bebop, altro anime cocktail, anche se meno marcato. Qua infatti Watanabe prende quello che il conflitto classico della storia recente giapponese, quello tra la cultura industriale occidentale e quella tradizionale propria del feudalesimo giapponese, e lo mette in scena incarnandolo nei due elementi più rappresentativi (almeno agli occhi dei più giovani) di entrambe le culture, i samurai e l'hip-hop. Elementi che entrano subito in scena, già dalla sigla, che ci presenta i tre protagonisti, due samurai e una ragazza, sulle note basse e pompate di un rap dai toni poco concilianti. Ecco, i protagonisti. Difatti quello tra il presente e il passato non è l'unico contrasto del cartone, benchè sia il principale. Fu, Mugen e Jin sono personaggi con un passato fosco e travagliato, tre vite spezzate da tragici eventi che si scoprono solo lungo il dipanarsi di una storia che ruota intorno alla ricerca di un misterioso "samurai che profuma di girasoli", e che quindi portano con se un conflitto interiore che rende il loro rapporto tutt'altro che pacifico. Eppure, alla fine, il vero miscuglio risultano essere proprio loro tre, così diversi eppure così simili, poichè per ognuno di loro sarà proprio il rapporto, l'amicizia, con gli altri due a donargli un seppur precario equilibrio. Questo elemento esistanziale dona al cartone una profondità che stride fortemente con l'ilarità che suscita invece vedere samurai che combattono ballando la brackdance o improvvisando demenziali rap e cori r&b. Ecco messi in fila tutti i conflitti e i contrasti di un'opera che conferma ancora una volta la ricchezza e la peculiarità dell'animazione giapponese contemporanea.

Dove si trova:Panini ha pubblicato l'intera serie in dvd, facilmente reperibili in qualsiasi fumetteria o in internetto.
postato da: iljiovic alle ore 22:46 | link | commenti (1)
categorie: anime